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Radioattività ... sempre presente nel nostro quotidiano!

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Per non dimenticare ma, soprattutto, perchè ciò che è accaduto non si ripeta. Chernobyl. 26 aprile 1986 ore 01.23:58 locali. Una data tristemente nota soprattutto per circa seimila persone. Trecentocinquanta mila furono coloro che inizialmente dovettero evacuare l'intero territorio dell'Ucraina (all'epoca dei fatti facente parte dell'Unione Sovietica), confinante con la Bielorussia.
Ancora oggi non c'è concordanza sul numero delle vittime dirette ed indirette di quello che è stato il più grave incidente nucleare della storia: l'incendio e l'esplosione del reattore numero 4 (quello che produceva energia elettrica per uso civile e plutonio ad uso militare) della centrale "Rbmk" di Chernobyl in Ucraina (che allora, nell'86, faceva ancora parte dell'Unione Sovietica). L'unico incidente della storia che ha raggiunto il settimo livello (il più alto) della scala Ines predisposta dall'Agenzia Atomica Internazionale (Iaea) per misurare appunto la gravità degli incidenti che si verificano negli impianti nucleari. Un incidente che ha però minato la serenità oltre che delle Regioni interessate direttamente anche di tutta l'Europa.
A seguito dell'incidente infatti si verificò un'esplosione del reattore e iniziarono a disperdersi in atmosfera fumi radioattivi.
I primi a farne le spese subendo direttamente sul proprio corpo le azioni della radioattività incontrollata sprigionatasi furono i primi soccorritori che accorsero sul posto. Fonti dell'epoca citano ben 31 morti per esposizione diretta alle radiazioni.
Ma evidentemente il peggio doveva ancora avvenire.
Favorita dalle condizioni atmosferiche contingenti, la nube radioattiva ben presto iniziò a migrare contaminando via via le zone dalle più vicine a quelle più lontane: Bielorussia, Bryansk (in Russia) Ucraina nord-occidentale sino a raggiungere anche alcune nazioni europee.

Una nube incontrollata ed incontrollabile che via via disseminò sul suolo tutto il suo carico radioattivo costituito prevalentemente da "Cesio 137" e "Iodio 131", contaminando tutto e tutti. Stime hanno calcolato che l'incidente di Cernobyl rilasciò una quantità di radiazioni pari a 100 volte quelle sprigionatisi in occasione dello scoppio della bomba di Hiroshima.
E sono proprio questi elementi radioattivi scaturiti dalla nube, che hanno minato la salute di una moltitudine di soggetti, soprattutto bambini.
Gli effetti sanitari conseguenti all'accaduto sono stati acuti (manifestazione di segni clinici entro pochi mesi dall'esposizione per la massiva dose assorbita), tardivi (direttamente correlati alla dose assorbita di radiazioni ionizzanti) ed altri effetti in qualche modo riconducibili all'incidente occorso.
Tra gli effetti tardivi che la Comunità scientifica internazionale ha con certezza posto in relazione all'incidente c'è stato l'aumento di alcune forme di tumore. Gli individui che abitavano le zone più prossime alla sede dell'incidente hanno subito l'irraggiamento diretto degli isotopi radioattivi dello "Iodio 131" che ha un tempo di dimezzamento di sette giorni. Coloro che risultavano geograficamente più distanti, sono stati contaminati dall'inalazione di radionuclidi oltre che dall'assunzione, attraverso la catena alimentare (latte bovino, verdura, acqua etc. contaminate), dalle scorie radioattive depositatasi sul terreno.
Quindi l'organo che ha subito gli effetti nocivi dello "Iodio 131" è la tiroide. Una ghiandola del nostro corpo con un ruolo fisiologico estremamente importante: regola il metabolismo corporeo, lo sviluppo scheletrico, cerebrale, della pelle, degli organi genitali, dell'apparato pilifero etc. Lo iodio, assunto con la dieta, si concentra nella tiroide e rappresentaa l'ingrediente cardine per la sintesi degli ormoni tiroidei (T3 - T4).
Poichè nelle regioni interessate dal disastro, le condizioni socio-economiche, nella stragrande maggioranza dei casi erano tali da non consentire è ed ad oggi la situazione non è mutata - l'assunzione di una dieta varia ed equilibrata, è evidente che la popolazione era ed è "avida di iodio". E ciò spiega il perchè allorquando ci fu la eccessiva "liberazione" di tale elemento, lo stesso fu da subito captato e depositato a livello tiroideo. Ecco quindi spiegato l'incremento esponenziale di carcinoma tiroideo che ha interessato soprattutto i bambini di età inferiore a 10 anni.
I dati disponibili non ci consentono di affermare con altrettanta assoluta certezza una correlazione tra il disastro nucleare e l'incremento di altre forme tumorali quali leucemie, neoplasie gastriche, vescicali etc. od altre patologie (alterazioni cromosomiche, aborti spontanei ed altri fenomeni patologici).
Tra gli effetti non direttamente collegabili all'effetto radiazioni ma in qualche modo riconducibili all'accaduto, ci sono le innumerevoli situazioni di stress, stati ansiosi, disturbi neurovegetativi e comportamentali, nevrosi, psicosi etc.
A fronte di una tragedia di tale portata non si può certo rimanere indifferenti! Ognuno può e dovrebbe soprattutto offrire il proprio aiuto secondo i modi e le forme che ritiene più giuste ed opportune.
Nonostante la legislazione Bielorussa sia particolarmente attenta nell'autorizzare interventi da parte di Organizzazioni estere, esistono una serie di Associazioni ONLUS che da tempo si sono dedicate a questa forma di impegno con progetti di accoglienza temporanea in Italia dei bambini bielorussi al fine di offrire loro un sostegno psicologico ed un aiuto concreto.
Un periodo di soggiorno di 30 giorni lontano dalla fonte di contaminazione, consente di ridurre del 50% la concentrazione urinaria di "Cesio 137" (una delle sostanza radioattive fuoriuscite dalla centrale che ha un tempo di dimezzamento di 30 anni circa e che ha minato la salute dei bambini). Tanto per fare un esempio concreto !
Dr. Enrico Balsamo
Tec. della Prevenzione nell'Ambiente e nei luoghi di lavoro
Consulente ambientale - Formatore in sicurezza sul lavoro
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