Viviamo tempi alquanto difficili, in cui sembra oscurarsi il senso delle cose. Proprio quando da più parti si sottolinea una incompetenza genitoriale diffusa tanto da scoraggiare quanti oggi volessero assumere la sfida della paternità e della maternità in un ambito familiare, una legge dello Stato riconosce che un bambino per crescere ha bisogno primariamente di una famiglia di cui per ciò stesso ha diritto.
Ma che cos’è esattamente la famiglia?
La prima esperienza di relazione dei bambini ha luogo generalmente nella famiglia. Questo gruppo piccolo e intimo è il contesto fondamentale all’interno del quale la maggior parte dei bambini viene introdotta alla convivenza sociale, dove vengono acquisite le regole del comportamento interpersonale e che continuerà a servire da base sicura quando si affacceranno al mondo esterno con i suoi aspetti spesso sconcertanti. Un tempo rispondere a questa domanda era semplice: una famiglia è un gruppo di persone composto da un uomo e una donna, legati dal vincolo inscindibile del matrimonio e dai figli che questa coppia mette al mondo.
Questa famiglia tradizionale era considerata il contesto essenziale per crescere figli equilibrati. I notevoli cambiamenti che si sono registrati a partire dalla metà del ventesimo secolo nella società occidentale hanno messo fine a questo ideale tradizionale. Il matrimonio non è più considerato un prerequisito essenziale della vita familiare, il tasso di divorzi è aumentato drasticamente, le famiglie monogenitoriali sono comuni. Molti bambini fanno esperienza del successivo matrimonio, di uno dei genitori, e vivono in famiglie ricostruite, un gran numero di madri è impiegato al di fuori della famiglia e di conseguenza sono state adottate soluzioni di cura condivisa per sostituire la loro presenza in ambito domestico; questi e altri cambiamenti, avviati da uno slancio proprio, hanno avuto luogo con tale rapidità che hanno contribuito a far emergere molti dubbi sullo sviluppo psicologico dei bambini cresciuti in un contesto tanto anticonvenzionale.
Si pensa che i bambini, tanto più se piccoli, “non capiscano” o siano meno sensibili degli adulti alle esperienze traumatiche. I bambini e gli adolescenti sono più sensibili degli adulti e possono riportare conseguenze anche molto gravi e durature nell’aver vissuto o assistito a esperienze che la loro mente fatica a elaborare.
Eventi stressanti e di natura violenta (morte di un genitore, separazione dei genitori, violenze) e una serie di microtraumi relazionali avvenuti nelle prime fasi di sviluppo emotivo (separazioni precoci, carenza di sintonizzazione affettiva, umiliazioni) possono lasciare tracce molto profonde nella mente di un soggetto in età evolutiva.
La relazione con il genitore riveste un ruolo decisivo nel ridimensionare o amplificare l’impatto che eventi di vita avversi possono avere sul bambino. Affinché un bambino possa elaborare un’esperienza traumatica è fondamentale che ci sia un legame di attaccamento sicuro con il genitore. Quando questo non avviene, non solo il trauma resta non elaborato, producendo sintomi o comportamenti disfunzionali, ma può peggiorare ulteriormente la qualità dell’attaccamento. Un obiettivo fondamentale della Genitorialità è quello di aiutare i bambini a crescere e a svilupparsi al meglio delle proprie potenzialità. Infatti, non c’è controversia sul fatto che l’essenza della genitorialità promuove il benessere e la salute mentale.
I bambini imparano dall’esperienza: il trauma può essere un’esperienza intensa che insegna cose forti che durano nel tempo. Queste “lezioni” o credenze negative su se stessi e sul mondo sono protette dietro un muro e non sono modificabili da interventi razionali.
Quando incontriamo un bambino spesso ci viene detto solo qual è il problema. È importante saper cosa significa quel problema per il bambino. Dunque, il coinvolgimento della famiglia, medici, scuola e della comunità è fondamentale nel sostenere i bambini attraverso le sfide emotive e fisiche che devono affrontare dopo l’esposizione ad un evento traumatico. Tuttavia, la capacità dei bambini di provare questo dolore è in genere sottovalutata probabilmente perché il loro modo di esprimerlo è diverso. Inoltre, nella nostra cultura si tende a proteggere i bambini dal dolore e dalla sofferenza.
Indipendentemente dall’essere direttamente coinvolti, i bambini si rendono conto è sentono quando sta succedendo qualcosa di grave. Se si tace o si è vaghi si lascia il bambino da solo con i suoi pensieri, con la sua immaginazione, con domande senza risposte e con tutta l’incertezza che questo crea. Non dando informazioni reali si lascia il bambino alle sue fantasie che in genere sono peggio della realtà. Le fantasie possono provocare stati di ansia e di terrore che lasciano segni permanenti che si manifestano in seguito con un senso di vulnerabilità fisica e psichica.
È importante non solo la presenza dei genitori o di figure di riferimento del bambino, in quanto considerate le persone più indicate per informare e preparare il bambino ad affrontare situazioni critiche e potenzialmente traumatiche, ma anche che queste stesse figure trovino e si impegnino a ritrovare il tempo e la tranquillità necessaria per ascoltare le domande dei figli, rispondere loro con sincerità, comprendere le loro emozioni ed aiutarli a gestirle.
I bambini non recuperano dal trauma senza intervento. Genitori, medici, scuole attraverso la comprensione di come i bambini vivono gli eventi traumatici e di come questi esprimono il loro persistente malessere legato a tali esperienze, devono essere in grado di rispondere ai propri figli e aiutarli a superare tale momento difficile. Obiettivo ultimo è quello di ripristinare l’equilibrio nella vita di questi bambini e nella vita delle loro famiglie.
Si parlerà e si approfondirà questo argomento, il 16 aprile prossimo, nell'ambito delle iniziative organizzate per il decimo anniversario della sua costituzione, l'associazione "Accoglienza senza Confini Terlizzi" Onlus, che opera nel volontariato con i progetti di accoglienza terapeutica di minori vittime del disastro nucleare di Chernobyl, per cui ricorre il trentesimo anniversario.
In un momento in cui al centro del dibattito dei media c'è la “Famiglia”, l'associazione, senza pregiudizi, cercherà di analizzare il ruolo dei genitori, per i bambini che provengono da realtà difficili, all'interno dell'esperienza dell'Accoglienza e dell'Adozione.
Il tema sarà: “Genitori oltre i confini. Problematiche ed esperienze connesse ad un percorso d’amore”
Tale Conferenza vedrà protagoniste figure professionali attive sul territorio nazionale (M. FAGGIONI, presidente Associazione “Bambini Chernobyl”) e internazionale (O. KLIMOVICH, direttore esecutivo dell’Associazione “Albero della vita” di Minsk-BY), oltre alla presenza di psicologi (Dott.ssa M. BUCCI, Dott.ssa I. GISONDO) seguita dall’intervento del presidente dell’Associazione “Accoglienza senza confini Terlizzi” P. LEOVINO e dalla cortese partecipazione del dott. A. DI GIOIA, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Regione Puglia.
La cittadinanza è invitata.
Dott.ssa Iolanda Gisondo (Psicologa Associazione)
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Perchè scegliere noi

“Accoglienza senza Confini Terlizzi” è una onlus regolarmente riconosciuta dallo Stato italiano.
“Accoglienza senza Confini Terlizzi” è un ottimo partner per le aziende perché: - è un’organizzazione laica e indipendente - agisce secondo programmi prioritari (Accoglienza, Assistenza, Istruzione, ecc..) - esegue valutazioni oggettive dei progetti, controllando costantemente l’avanzamento delle attività e gestendo in maniera efficace le erogazioni - affronta in maniera seria ed affidabile il rapporto di collaborazione, credendo fermamente nel rispetto di alcuni criteri fondamentali: sincerità, mutuo beneficio, mutuo rispetto, integrità e trasparenza - utilizza nella comunicazione uno “stile positivo”
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L'ASSOCIAZIONE

L’Associazione di volontariato Accoglienza Senza Confini Terlizzi nasce nell’anno 2006.
L’obiettivo principale è di perseguire finalità di solidarietà sociale nei confronti di persone e, soprattutto, minori che si trovino in precarie condizioni di salute, in gravi difficoltà economiche o che siano privi di assistenza morale e materiale.
L’iniziativa della costituzione dell’Associazione Accoglienza Senza Confini Terlizzi è del sig. Paolo Leovino, fondatore e presidente dell’associazione, che ha deciso un giorno di far nascere un’associazione, nella città di Terlizzi, con lo scopo di accogliere nelle famiglie i bambini vittime del disastro di Chernobyl ed anche di dare aiuto ai bambini sofferenti in genere: poveri, ammalati, emarginati, senza istruzione. L’Associazione Accoglienza Senza Confini Terlizzi viene costituita formalmente il 6 dicembre 2006 con atto pubblico e viene definito lo statuto. Attorno al fondatore si costituisce un primo nucleo di collaboratori e volontari e viene aperta la sede a Terlizzi.
Nel primo anno di attività sono avviati 2 progetti di accoglienza terapeutica ed altre numerose iniziative mirate sempre ai bambini in difficoltà.
Nell’anno 2008 l’Associazione Accoglienza Senza Confini Terlizzi riceve il riconoscimento di ONLUS.

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