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Il disastro di Chernobyl
Ore una, 23 minuti primi e 58 secondi del 26 aprile 1986. Ci troviamo nella centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina (allora facente parte dell’Unione Sovietica), vicino l’insediamento di Prypiat, a 16 Km dal confine con la Bielorussia. Nel corso di una prova, definita di sicurezza, del reattore numero 4, vennero disabilitati alcuni circuiti di emergenza, l'impianto di raffreddamento secondario e poi quello principale. Si voleva verificare la capacità del reattore di generare elettricità sufficiente per fornire il nutrimento ai sistemi di sicurezza senza l’alimentazione dall’esterno, ma utilizzando i due generatori diesel di emergenza del reattore stesso.
Tutto, però, andò storto: c’erano difetti di fabbricazione e gli operatori commisero diverse violazioni nelle procedure, non erano a conoscenza dei problemi di costruzione di quel tipo di reattore e l'impianto era gestito per la maggior parte da operatori non qualificati.
In seguito alle esplosioni, dalla centrale si sollevarono delle nubi di materiali radioattivi che raggiunsero l'Europa orientale e la Scandinavia oltre alla parte occidentale dell'Unione Sovietica. Vaste aree vicine alla centrale furono pesantemente contaminate rendendo necessaria l'evacuazione di migliaia di persone, inclusi tutti i 50.000 abitanti della vicina città di Pripyat.
È stato calcolato che l'incidente di Chernobyl abbia rilasciato una quantità di radiazioni pari a 100 volte quelle rilasciate in occasione della bomba caduta su Hiroshima.
Oggi le preoccupazioni si concentrano sulla contaminazione radioattiva del suolo. I più alti valori di scorie radioattive, come il cesio-137 che ha un tempo di dimezzamento di circa 30 anni, si trovano sugli stati superficiali del terreno, da dove vengono assorbiti da piante e funghi e quindi entrano nella catena alimentare locale.
Ricerche condotte da scienziati sovietici ed occidentali indicano che il 60% delle zone contaminate si trova in Bielorussia, dove è stato rilevato un aumento dell'incidenza del cancro alla tiroide sui bambini residenti nelle aree colpite dal disastro. Secondo gli esperti i risultati della maggior parte degli studi epidemiologici condotti sino ad ora devono essere considerati comunque provvisori, in quanto l'analisi completa degli effetti sulla salute dell'incidente è un processo tuttora in corso.
Per limitare la fuga delle radiazioni nucleari dalla centrale di Chernobyl fu costruito un sarcofago. Esso non è un contenitore permanente e duraturo per il reattore distrutto a causa della sua affrettata costruzione, spesso eseguita a distanza con l'impiego di robot industriali; inoltre il progetto originario aveva considerato una durata massima del sarcofago di 30 anni, in quanto esso era stato previsto solo come misura di emergenza temporanea per dare il tempo di realizzare una struttura permanente.
Infatti, alcuni mesi fa, a distanza di più di vent’anni, l’Unione Europea ha concluso la gara con la quale ha appaltato i lavori di costruzione del nuovo sarcofago. Si prevede l’ultimazione dei lavori in 3 anni e in questo modo si conta di coprire il luogo dell’ incidente per circa altri 100.