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Maksim, bambino gentiluomo PDF Stampa E-mail
Ricordo ancora quello sguardo filtrato dai vetri impolverati del pullman che lo portò in questa terra.
I suoi connazionali erano già scesi e si mostravano prodighi di coccole e attenzioni verso coloro che li accoglievano, lui, svogliato, stentava a venir fuori.
Finalmente convinto, si presentò nei suoi occhi pieni di cielo e nel suo ghigno da uomo vissuto. Si propose così a me e ai miei genitori. Ci strinse la mano sudata, sussurrando il suo nome, pronunciato stringendo la bocca, sospirando quasi la desinenza. È difficile anche solo ricordare ciò che si inseguì nella mia mente in quegli istanti. Timore, gioia, commozione, compassione… il tutto miscelato con una buona dose di incredulità ed incertezza. Il tutto produsse il mio silenzio.
Dopo le presentazioni e i saluti di rito fu lui a scuotermi per il braccio. Voleva andare a casa. E così fu.
Maksim si è presentato così, nella sua disarmante naturalezza. Nel suo nome è scritta l’esperienza che con la mia famiglia ho avuto la fortuna di vivere: l’accoglienza di un bambino bielorusso che vive in un territorio vittima di quella che ancora oggi continua ad essere un disastro senza precedenti: l’esplosione della centrale nucleare di Chernobyl.
Più volte mi è capitato di partecipare ad iniziative di solidarietà, di volontariato, ma accogliere un bimbo nei luoghi che sono tuoi, cedere il letto a questo angelo dagli occhi di ghiaccio, sacrificare i tuoi tempi, le tue abitudini… credo non abbia paragoni.
Sapete, scoprire la sua voglia di conoscere, di scoprire, di sognare. La sua voglia di correre in bici, di vincere le sue piccole paure, di imparare a nuotare, di fruire della compagnia che quel giorno gli dona… tutto questo è stato per me una riscoperta di quella gioia di vivere che forse non mi appartiene più e che troppo poco spesso incontro nelle persone del mio tempo.
Ho cominciato a metabolizzare ciò che ha significato per me la presenza di Maksim, solo dopo la sua ripartenza. Parafrasando il titolo di un famoso film mi verrebbe da dire che “Il favoloso mondo di Maksim” è passato da qui, coinvolgendo piccoli e grandi, ridando luce a dei meccanismi forse mai estinti, ma di sicuro impolverati, condividendo il suo sorriso e la sua voglia di stringerti la mano.
Ho imparato da lui che tutto può essere superato con un sorriso, con un silenzio. Tutto può essere condiviso, perché la vera ricchezza sta nell’altro, nella sua vita, nel suo cuore che senti battere quanto lo tieni sulle ginocchia per giocare un po’. Mi ha fatto conoscere ciò che chiamerei l’orgoglio di essere venuto al mondo: seppur in mezzo a tanto dolore, povertà, difficoltà. Non ho mai visto nei suoi occhi la gelosia per un mondo che non ha, bensì la fierezza di poter crescere, di poter essere, a suo modo, il protagonista del mondo. Il suo rispetto per le cose e per le persone, è degno di un uomo vissuto.
Maksim si emoziona ancora per un aquilone o per un peluche dimenticato in macchina, per una semplice passiggiata, ride della sua lingua sgrammaticata, ironizza sui suoi modi di fare. E’ un gentiluomo: divide ciò che ha, accetta qualcosa solo se gli altri l’accettano, a meno che non si tratti di macchinine!
Queste mie parole, miste tra diario e riflessione, sono dedicate a colui che è entrato nella nostra vita con un passo silenzioso e curioso, sicuramente titubante, per poi uscirne con la consapevolezza di aver lasciato una sua firma nei nostri cuori.
A presto Maksim, bimbo rimasto bambino.
 
Fedele Marrano
 
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